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Il risanamento è sempre la scelta migliore?

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.Composizione negoziata: ma tutte le società devono essere salvate?

5.000 istanze di composizione negoziata. Ma la vera domanda è un’altra: quante di quelle società NON andavano risanate?

La composizione negoziata della crisi d’impresa continua a crescere.

Al 1° agosto 2026 sono state raggiunte 5.000 istanze. I casi conclusi favorevolmente sono 747, su 3.319 procedimenti archiviati, con un tasso di successo vicino al 23%.

È certamente uno strumento importante per quelle imprese che, nonostante la crisi, conservano concrete prospettive economiche di risanamento.

Ma proprio qui nasce una domanda che troppo spesso viene dimenticata:

Questa società deve davvero essere salvata?

Lo scopo di una società non è lavorare

Molti imprenditori dicono:

“La mia azienda lavora.”

Ma lavorare non significa necessariamente guadagnare.

LAVORARE

FATTURARE

GENERARE MARGINE

PRODURRE CASSA

CREARE UTILE E VALORE

Una società può lavorare moltissimo, aumentare il fatturato e contemporaneamente accumulare debiti.

Perché il fatturato non è utile.

E soprattutto:

Lo scopo economico di una società non è continuare a lavorare. È creare valore e produrre reddito.

Una perdita temporanea può essere assolutamente compatibile con un’impresa sana.

Il problema nasce quando l’incapacità di produrre margini diventa strutturale.

Tuttavia, non si può considerare il piano di risanamento una bacchetta magica.

Fino a ieri la società non riusciva a pagare regolarmente imposte, fornitori e creditori.

Poi arriva il piano.

Il debito viene ristrutturato.

Le scadenze vengono allungate.

I pagamenti vengono dilazionati.

Benissimo.

Ma c’è una domanda molto semplice:

Dove troverà l’impresa i soldi per rispettare il piano?

Perché dal giorno successivo dovrà sostenere:

GESTIONE CORRENTE

DIPENDENTI E FORNITORI

NUOVE IMPOSTE

INVESTIMENTI

VECCHIO DEBITO RISTRUTTURATO

Se la società non produceva abbastanza cassa prima, perché dovrebbe improvvisamente riuscire a produrne abbastanza dopo?

Wow. Bacchetta magica?

Naturalmente no.

Un piano può ristrutturare il debito.

Non può inventare la redditività.

Ristrutturare il debito non significa risolvere il problema economico

Qui bisogna distinguere due situazioni completamente diverse.

AZIENDA ECONOMICAMENTE SANA

L’attività produce margini, ma l’impresa è soffocata da debiti pregressi, scadenze finanziarie incompatibili con i flussi di cassa o eventi straordinari.

Ristrutturare può avere perfettamente senso.

AZIENDA STRUTTURALMENTE IN PERDITA

L’attività corrente non genera margini sufficienti.

In questo caso ridurre o dilazionare il vecchio debito potrebbe non risolvere il problema.

Se vendere 100 costa stabilmente 105, allungare il pagamento dei debiti non rende improvvisamente redditizia l’attività.

Sposta semplicemente il problema nel tempo.

Quando il risanamento diventa accanimento societario

Passano i mesi.

La redditività prevista non arriva.

Il piano diventa difficile da rispettare.

Nel frattempo l’impresa può avere consumato:

TEMPO

LIQUIDITÀ

PATRIMONIO

CREDIBILITÀ

CAPACITÀ DI REAZIONE

E possono essere stati sostenuti costi professionali importanti.

Il risultato rischia di essere paradossale:

Una società ancora più debole di quando abbiamo iniziato a salvarla.

A quel punto bisogna avere il coraggio di chiedersi se stiamo ancora effettuando un risanamento oppure se siamo entrati nell’accanimento societario.

E il professionista?

È una domanda scomoda.

Ma l’imprenditore deve porsela.

Avvocati, commercialisti e advisor competenti svolgono un ruolo fondamentale nella gestione della crisi.

I migliori professionisti sanno anche pronunciare una frase difficile:

“Fermiamoci. Non ha più senso investire altro denaro in questa società.

Ma gli interessi economici del professionista e quelli dell’imprenditore non sono automaticamente coincidenti.

Una procedura complessa genera analisi, consulenze, negoziazioni, assistenza e quindi, legittimamente, parcelle.

Il professionista deve essere remunerato.

Ma l’imprenditore dovrebbe continuare a chiedersi:

“Questa operazione sta creando valore per me o prevalentemente fatturato per chi mi sta assistendo?”

Non è un’accusa alla categoria.

È una questione di allineamento degli interessi.

Chiudere una società non significa fallire come imprenditore

Questo è forse il passaggio più difficile da accettare.

Una società può essere stata costruita vent’anni prima.

Può rappresentare una parte importante della vita dell’imprenditore.

Ma bisogna separare due concetti:

SOCIETÀ ≠ IMPRENDITORE

La società è uno strumento attraverso il quale viene sviluppata un’idea imprenditoriale.

Se quell’idea non funziona più, chiudere correttamente lo strumento non significa necessariamente aver fallito.

Significa poter cambiare.

IDEA

IMPRESA

MERCATO

FUNZIONA?

→ investire
→ crescere
→ creare valore

NON FUNZIONA?

→ correggere
→ riprovare

CONTINUA A NON FUNZIONARE?

→ fermarsi
→ dismettere correttamente
→ proteggere il valore residuo
cambiare idea imprenditoriale

Una società può finire.

La capacità di fare impresa no.

Risanare, ristrutturare, cedere o liquidare?

Prima di investire altro denaro in una società in crisi, l’imprenditore dovrebbe rispondere ad alcune domande:

1. L’attività genera ancora margini?

2. Senza il peso del vecchio debito sarebbe economicamente sostenibile?

3. Da dove arriverà concretamente la cassa necessaria per rispettare il piano?

4. Quanto altro capitale dovrà essere investito?

5. Quanto costa continuare rispetto a quanto costa fermarsi?

6. Esiste ancora valore che può essere protetto attraverso una soluzione diversa?

Solo dopo dovrebbe essere scelta la strada:

RISANARE

se esiste un’attività economicamente valida.

RISTRUTTURARE

se il modello funziona ma debito e struttura devono cambiare.

CEDERE

se esiste ancora valore ma l’attuale assetto non rappresenta più la soluzione migliore.

LIQUIDARE

quando non esistono più concrete prospettive economiche che giustifichino altro capitale e altro rischio.

Non tutte le società devono essere salvate

La composizione negoziata è uno strumento.

Non è una bacchetta magica.

E soprattutto non dovrebbe trasformare la continuità aziendale in un obiettivo da perseguire indipendentemente dalla convenienza economica.

Alcune società devono essere risanate.

Alcune ristrutturate.

Alcune cedute.

Altre devono essere chiuse correttamente.

La capacità imprenditoriale consiste anche nel capire quando insistere e quando cambiare strada.

Prima di chiedere

“Come possiamo salvare questa società?”

forse dovremmo avere il coraggio di chiederci:

“Questa società merita economicamente di essere salvata?”

SOSAZIENDA® — Valutare prima di decidere

Una società in crisi può avere più strade.

Risanamento · Ristrutturazione · Cessione · Dismissione societaria

L’obiettivo non dovrebbe essere mantenere una società in vita ad ogni costo.

L’obiettivo è proteggere il valore e scegliere la soluzione economicamente più razionale.

*Il dato delle 5.000 istanze è attuale ad agosto 2026 e la crescita dello strumento è confermata dall’Osservatorio Unioncamere. 

Osservatorio Unioncamere sulla composizione negoziata⁠

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